WAWRINKA, LA STAN-DING OVATION PASSA SU TWITTER

Da Federer e Djokovic a Norman e Bjorkman, da Vekic e Bacsinszky a Haase e Roddick. Le 50 sfumature di wow nei twit dei tennisti per il campione del Roland Garros.
martedì, 9 Giugno 2015

Non chiamatelo più “l’altro svizzero”, “lo svizzero numero 2”. Quel 2, adesso, può solo identificare gli Slam in bacheca. Nella rivoluzione francese del Roland Garros, nell’anno della fine dell’impero Nadal e della presa della Bastiglia, Wawrinka ha cancellato due re in un colpo solo.

È proprio Roger Federer a lanciare la lunga coda di ammirazione scritta nei cinguettii. Non era sul Philippe Chatrier, ha preferito andare a vedere il Basilea impegnato nella finale di Coppa di Svizzera, ma con smartphone d’ordinanza sintonizzato sullo streaming del Roland Garros. Visto l’esito, il Sion ha vinto 3-0 e alzato la tredicesima coppa nazionale su altrettanti finali giocate, Stan the Man gli perdonerà l’assenza.

Per il senso e per il modo, il trionfo del beckettiano Stan è anche la vittoria di Magnus Norman. Si vede, si sente, si tocca il suo orgoglio mentre posta la foto dello svizzero che alza al cielo la Coppa dei Moschettieri. “Non avrei potuto pubblicarne una migliore”, scrive, “sei un campione da tanti punti di vista”. È un binomio perfetto, quello di Wawrinka con l’academy svedese che nel nome traccia il percorso con lui iniziato e completato: Good to Great, da buon(issimo) giocatore a grande campione. Anche a Norman arrivano i complimenti contrappuntati d’ironia di Jonas Bjorkman, entrato nello staff di Andy Murray che sta giocando il suo miglior tennis di sempre sulla terra rossa. “Congratulazioni a Wawrinka e al suo fantastico coach Norman che finalmente riesce a provare che cosa vuol dire essere parte di un successo al Roland Garros”. Sottotesto: tu, Magnus, da giocatore non l’hai mai vinto (è arrivato a giocarsi la finale nel 2000, suo miglior risultato in uno Slam), io sì, due volte, nel 2005 e 2006 in doppio con Mirnyi. Come si dirà “gne gne gne” in svedese?

Stan prende, incarta e porta a casa anche gli apprezzamenti di Djokovic e Becker. Saranno anche pro forma, saranno anche d’ordinanza, ma è sempre meglio di niente. “Grazie per aver creduto in me e per avermi sostenuto” scrive al pubblico che in effetti l’ha applaudito quasi più dello svizzero durante la cerimonia di premiazione. “Congratulazioni a Wawrinka per una prestazione straordinaria! Vittoria meritata”. E Becker gli dà già l’appuntamento “alla prossima sessione di allenamento”, c’è da dimenticare in fretta l’ottava sconfitta su sedici finali Slam giocate. Un po’ troppe per chi domina i Masters 1000 e sogna il Grande Slam. Ma dopo la partita, nessuno o quasi pensa più al serbo, tutti i commenti dei colleghi tennisti sono per Stan, per un trionfo inatteso che ha sparigliato destini e fortuna. Una sola voce prova a rompere l’unanimità del coro, la portoricana Monica Puig: “Nessun altro ha voglia di abbracciare Djokovic proprio ora?”.

Nel coro c’è chi esalta l’aspetto tecnico della sua prestazione, quei 60 vincenti che hanno rotto qualunque possibile difesa che si possono sintetizzare solo con l’hashtag di Robin Haase, “Stan #bambambam”: what else? C’è chi, come Agnieszka Radwanska, confessa: “Voglio il rovescio di Stan”. E si contiene, in questo momento il suo livello di fiducia nel suo tennis, anche nel suo piano A, è talmente basso che le servirebbe anche tutto il resto dell’armamentario tecnico e tattico, e forse l’aiuterebbe anche solo quello di Chiudinelli.

Il Wawrinka abituato a fallire meglio, almeno fino agli Australian Open 2014, scrive che non ha ancora realizzato davvero quello che è riuscito a fare. Gli dà una mano il “grande twittatore” Roddick, “sei andato là fuori e l’hai battuto. Wow”. Ma sono ben più di 50 le sfumature di WOWrinka che si leggono sui twit dei tennisti nel weekend. Si va dall’”#inspiration” di Timea Bacsinsky, all’emozione che non ha voce di Donna Vekic, notoriamente la sua nuova fidanzata, per cui ha divorziato dalla moglie. “AsdfghjkeidhsjjdncahexbcdrionfsxhyOMG” scrive, una lunga premessa degna del manoscritto Voynich per l’”oh my god” di incredula devozione che scatena un tifoso: “Da quando hai imparato il turco?”.

È una vittoria di forma e di sostanza, e tra forma e sostanza i colleghi si dividono. C’è chi discute di estetica e di pantaloncini, che peraltro Wawrinka con ammirevole dimostrazione di auto-ironia ostenta in conferenza stampa insieme al trofeo, e chi, come Leander Paes, si offre di pagargli una cena. Invito, immagino, gradito ma sempre rischioso con quelli come Wawrinka, provetti Masterchef che adorano cucinare, che studiano libri di ricette e provano sempre a realizzarne di nuove. Chi sceglierà il ristorante? Stay tuned, lo scopriremo nella prossima puntata.

Ma tra estetica e sostanza esiste un punto di contatto. Poteva trovarlo solo Timea Bacsinszky, tennista, poi tirocinante in un albergo di lusso con la prospettiva di iscriversi a una scuola di gestione alberghiera, poi di nuovo tennista e semifinalista al Roland Garros. “Se Stan portava quei pantaloncini che sembrano una tovaglia da pic-nic, è solo perché sapeva che se li sarebbe mangiati tutti”. STANding ovation.


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