WIMBLEDON. BIG DATA ANALYSIS PER CARPIRE I GUSTI DEI TIFOSI

Generare contenuti che siano in grado di incontrare i desideri degli utenti è una delle regole base della comunicazione digitale. A Wimbledon, tuttavia, si sta cercando di fare di più e di anticipare quelle che saranno le esigenze di un pubblico sempre più attento e sempre più social.
mercoledì, 29 Giugno 2016

TENNIS – I fan e gli spettatori, i tifosi e i profani, gli organizzatori e i raccattapalle, tutti a Wimbledon passano sotto la lente di ingrandimento di analisi avanzate e studi di marketing che hanno scopo di catturare la loro attenzione sui social media e su tutte le piattaforme digitali del più grande torneo del mondo.

Da alcuni anni la tendenza a produrre statistiche e dati sullo spettatore “medio” dei tornei del Grande Slam è molto in voga in senso alla Itf. Ma questo 2016 è l’anno di Watson, una piattaforma digitale implementata dalla IBM che ha il compito di scandagliare il web per carpire i messaggi, i commenti, gli status e tutto quanto viene irradiato online e che ha come argomento Wimbledon.

La mission di Watson, manco a dirlo, è quella di aiutare i social media manager di Wimbledon a confezionare contenuti sempre più vicini alle esigenze di chi Wimbledon lo segue 24 ore su 24. Ma, grazie alle sue incredibili capacità di apprendimento, Watson è anche in grado di predire quelli che sono i gusti dei fan, di anticipare le tendenze.

Alexandra Willis, responsabile della comunicazione e dei contenuti digitali all’All England Lawn fatto il punto sulle capacità di Watson in un’intervista concessa a Forbes: “Adesso ci permette non solo di monitorare e rispondere alle tendenze, ci permette anche di anticiparle. La speranza è che si possa non tanto trattare argomenti per primi, ma quantomeno essere in grado di partecipare a una conversazione quando i fatti importanti stanno accadendo”.

Pensiamo al 2014, quando Vasek Pospisil, Eugenie Bouchard e Milos Raonic raggiunsero le semifinali di doppio, torneo femminile e torneo maschile. Inevitabile che in quel caso si siano generate tantissime conversazioni online su questo argomento: “Un sacco di persone si sono chieste se era la prima volta nella storia che accadeva una cosa del genere. E così oggi siamo in grado di adattare i nostri contenuti per rispondere a questo tipo di richieste” dichiara la Willis.

Quindi, lavorando in maniera predittiva, Watson sarà in grado di individuare in tempi brevi le tendenze emergenti sul web: “Speriamo – insiste ancora Alexandra Willis – di essere in grado di monitorare l’interesse che genera una partita o la discussione su un determinato tennista e di anticipare questa tendenza prima che lo facciano altri”.

E il prossimo, inevitabile obiettivo sarà quello di raffinare tali capacità di Watson, ma soprattutto sarà quello di automatizzare la creazione di contenuti. I messaggi social, gli avvisi e i report sono infatti prerogativa di un team di social media manager. Ma questo crea problemi dal punto di vista dell’obiettività: “Non siamo ancora in grado di confezionare contenuti automatici. Per noi l’importante è fornire indicazioni e statistiche esatte, ma senza dimenticare i toni giusti e il corretto approccio tipico del torneo di Wimbledon. Al momento ci sono figure che si occupano di giudicare a livello editoriale i contenuti. Anche perché non vogliamo che Watson diventi un newswire in grado di generare flussi di informazioni e statistiche”.

Insomma, la IBM sta lavorando sodo per rendere il torneo di tennis più famoso del mondo sempre più social. E i fan si saranno accorti anche dell’aggiornamento dell’interfaccia Slamtracker, che si occupa delle statistiche legate al torneo e che ora riesce a irradiare il web attraverso tutti i canali a disposizione: “Le persone – dice ancora Alexandra Willis – sono sempre più interessate a questi dati e quindi siamo molto interessati a permetterne la fruizione”. Curioso, ad ogni modo, che nell’era dei sensori, del motion capture e delle numerose tecnologie di registrazione statistica, IBM gestisca operazioni di questo tipo “in-house”, cioè con due figure professionali esperte di tennis e data collectors che trasmettono i dati direttamente dai campi di gioco. La bontà di questa scelta sta nel fatto che alle statistiche si possono accostare commenti e report in grado di raccogliere alcune sfumature e alcune sfaccettature che i sensori automatici non sono ancora in grado di catturare. L’esempio più calzante è la differenza tra un errore forzato e un gratuito.

Una questione, tuttavia, resta aperta. La maggior parte degli spettatori di Wimbledon fa ancora parte di quelli che in gergo si chiamano consumatori passivi. Gente che ama seguire il torneo in tv senza pensare ai social media, alle discussioni e alle analisi del sentiment online. Si tratta di circa 300 milioni di persone in tutto il mondo, un numero 10 volte superiore ai coloro che invece sono spettatori attivi. Ma dalle parti di Londra sanno che, a dispetto di numeri quasi disarmanti, questo pubblico crescerà sempre di più e gli investimenti sono orientati in questo senso: “C’è un pubblico molto importante che ama sedersi e guardare il tennis in tv per ore e ore, ma c’è anche un pubblico che ama ricevere avvisi e contenuti personalizzati durante una partita. Un pubblico che segue il tennis mentre è al lavoro, che apre Facebook e guarda i contenuti creati apposta per i suoi gusti e per le sue esigenze” ammette Alexandra Willis. “La nostra sfida è di fare in modo che ognuno di questi segmenti di pubblico sia soddisfatto su ogni piattaforma e che resti fedele a Wimbledon. Questo è il nostro scopo principale”.

Foto: Il celebre logo di Wimbledon (arabic.sport360.com)


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