WIMBLEDON, INFERNO E PARADISO

Due sguardi differenti, quello abbattuto di Murray e quello pieno d'orgoglio della Kvitova. Un sabato dai toni diametralmente opposti tra lo scozzese e la giovane ceca
sabato, 2 Luglio 2011

Londra (Regno Unito) – E’ morto il Re, viva il Re. La faccia di Andy Murray seduto sulla panchina ieri in attesa di uscire dal campo era decisamente esemplificativa. Il giovane scozzese sembrava entrato in una sorta di trauma, di shock, da cui non riusciva più a riprendersi. Stato d’animo riflesso anche sugli spalti con mamma Jude, prossima alle lacrime e con lo sguardo profondamente ferito nell’orgoglio.

In conferenza stampa il numero 4 del ranking mondiale non sapeva cosa dire. Rispondeva si, ma in maniera quasi confusa, come le palline lanciate con foga micidiale da Nadal stessero ancora lì a batterlo, mettendolo contro il muro.

Una sensazione che volendo è stata chiaramente sottolineata oggi dalla stampa britannica, la quale non ha perso l’occasione di mettere alla gogna lo “scozzese”. Perché, ahinoi dopo l’ennesima sconfitta, questo è e rimane ancora una volta il povero Murray.

Tutto ciò provoca una certa tenerezza per chi invece guarda le cose dall’esterno. Non è facile reagire ad una serie di sconfitte al limite come quella di Andy Murray, ma sarebbe bello che una volta oltre a sottolinearne le fragilità, si mettessero in luce anche i progressi.

Come ogni eroe epico purtroppo Andy è destinato al declino immediato, dalle stelle alle stalle, in uno solo secondo: finché vince è lui il campione britannico che regala gioia ed emozione alla propria patria, se perde ritorna lo scozzese fragile.

Dice bene il mio collega argentino Sebastien Fest: probabilmente Murray la cosa che più amerebbe in questo momento è avere un qualsiasi altro passaporto alle spalle, per godere di gioie e sconfitte in maniera diversa. Invece quello che alleggia intorno, è sempre il fantasma (oramai modello incubo)  di Fred Perry, ultimo inglese  – nel lontano 1936 –  a vincere da queste parti.

“Cercherò di migliorare, di essere più professionale”. Le parole di Andy in conferenza stampa sembravano quelle di uno studente bocciato per l’ennesima volta all’esame di maturità. Quello sguardo smarrito è vero assomiglia più a quello di un bambino sorpreso a fare una marachella dai propri genitori, che a quello di un uomo sconfitto ma consapevole.

Questo però, più che a un problema di maturità in sé, potrebbe essere legato al fatto che Murray sapeva bene che una volta uscito dal campo sarebbe stato mitragliato con le spalle al muro, da domande a cui lui non aveva risposte certe da dare.

Auguriamo ora a Andy un periodo di meritato riposo… in fondo ha vinto al Queen’s e quello che ha dimostrato negli ultimi mesi non è certo da buttare. Vediamola in positivo, se iniziamo a pensarci un po’ meno a questo Slam prima o poi arriva… e poi come diceva qualcuno “non ragionar di lor, ma guarda e passa”.

Dall’inferno al paradiso, ovvero l’ascesa gloriosa di Petra Kvitova negli annali di Wimbledon. La ceca, amorevolmente sostenuta dalla sua famiglia e da una certa Martina Navratilova in tribuna, ha oggi firmato il suo primo appuntamento con la storia del tennis e grazie ad una partita magistrale in soli due set ha portato a casa il trofeo più importante del circuito mondiale.

A lei i nostri migliori auguri, che sia soltanto il primo della serie, ma allo stesso tempo non ci dimentichiamo di porgere l’onore delle armi a Maria Sharapova che, giorno dopo giorno, sta riconquistando grazia e stile che la porteranno oltremodo lontano.

Ad Maiora!

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