WIMBLEDON MOMENTS: I 10 INCONTRI DA RICORDARE

TENNIS - Thetennisspace.com ha provato a stilare una classifica dei dieci incontri più belli e più significativi relativi al circuito femminile che si sono susseguiti all'All England Club. Spazio dunque ad una giovane Masha, ai derby della famiglia Williams e ad alcune tra le personalità più importanti che hanno solcato l'erba londinese. Secondo voi manca qualcuno?
domenica, 23 Giugno 2013

Tennis. Meno di ventiquattr’ore all’inizio dello Slam più atteso dell’anno. Unica manifestazione che unisce appassionati e non della pallina gialla in unico tumulto denso di trepidazione. I turni eliminatori si sono conclusi, i draw principali sono stati definiti, l’order of play del primo giorno quasi. Tutto è pronto per l’edizione 2013 di Wimbledon. Sta per partire la caccia a Roger Federer e Serena Williams. In questo “day before” voglio ingannare il tempo voltandomi indietro e passando in rassegna, coadiuvato dal sito Thetennisspace.com, i match che più di altri hanno contrassegnato la lunghissima storia del più tradizionale degli appuntamenti tennistici concentrandomi nello specifico sul circuito femminile. Nelle menti degli appassionati più navigati si susseguiranno ed accavalleranno sicuramente ricordi, emozioni e sensazioni di vario tipo. Vediamo se la classifica stilata di seguito risponde alle aspettative dei palati più fini.

È nata una stella. Bionda, pelle diafana, altissima, bellezza mozzafiato e sguardo da killer. È la Maria Sharapova versione 2004. La tennista siberiana quasi dieci anni fa infatti conseguiva il suo primo Slam, e non era un Major qualsiasi. Sull’erba di Wimbledon Masha riesce ad emergere al di sopra di tutte le contendenti aggiudicandosi l’edizione di quell’anno. In finale la russa appena diciassettenne infligge un severissimo 6-1 6-4 niente meno che a Serena Williams. Risultato solido che non ha lasciato appello alla statunitense e conseguito con quella cattiveria agonistica e quella fame che solo una giovane promessa da poco approcciatasi al tennis che conta sa avere. Serenona viene letteralmente sfiancata dal gioco aggressivo della rivale che in poco tempo le strappa il titolo divenendo la prima atleta russa a sollevare il trofeo londinese. Di acqua sotto i ponti da allora ne è passata tanta, la statunitense nel frattempo si è ripresa il trono di primatista del ranking ed in campo sembra non soffrire il confronto con nessuna (la stessa Masha su 16 scontri diretti è riuscita a vincerne solo due, tutti nell’anno di grazia 2004). Quest’anno le due potrebbero reincontrarsi in finale, come andrà a finire?

Chi la dura la vince. Jana Novotna è sempre stata una tennista con la scorza dura. Ha combattuto, è caduta più di una volta, ma si è rialzata ed ha continuato a combattere. Il tutto per riuscire alla fine a coronare il sogno di primeggiare nello Slam più bello. La sua storia ricorda un po’ quella di Goran Ivanisevic ed è la storia di chi davvero non si arrende mai, di chi sa di essere destinato a vincere. Ma non tutti i vincenti diventano tali allo stesso modo e con le stesse tempistiche. Ci sono i Sampras e gli Ivanisevic, ci sono le Graf e le Novotna. Nel 1993 la ceca, una delle ultime esponenti della corrente del serve and volley, viene sconfitta da Steffi Graf in finale in tre set e sfoga tutta la sua frustrazione piangendo lacrime amare sulla spalla della Duchessa del Kent la quale si ritrova nel 1997 nella medesima situazione quando le consegna di nuovo il secondo premio del torneo dopo la sconfitta patita stavolta per mano di Martina Hingis. La Duchessa in quell’occasione le sussurrerà profeticamente all’orecchio: “La terza volta sarà quella buona”. Mai parole furono più azzeccate, perché l’atleta dell’est riuscirà l’anno dopo ad issarsi di nuovo fino alla finale. Stavolta ad opporsi c’è Nathalie Tauziat che viene sconfitta in due set. A 29 anni e nove mesi Novotna diventa la tennista più anziana della storia dell’Era Open a sollevare per la prima volta il trofeo di uno Slam. Il record verrà poi battuto nel 2010 dalla nostra Francesca Schiavone vincitrice del Roland Garros a 29 anni ed undici mesi.

Invincibile Billie. Considerata tutt’ora come una delle più grandi giocatrici di tennis della storia, la statunitense Billie Jean King ha fatto sognare gli appassionati di questo sport giocando alcune delle più belle finali di uno Slam. 20 trionfi a Wimbledon per lei, di cui sei in singolare tra il 1966 ed il 1975. La sua vittima preferita si rivelò essere l’australiana Evonne Goolagong, che ritroveremo più giù, battuta dalla King in ben quattro finali Slam, di cui due proprio a Londra. Una di queste, che assegnò il titolo datato 1975, e conclusasi con un quasi cappotto dell’americana (finì 6-0 6-1) rientra di diritto in questa speciale classifica.

La rivincita di Althea. Il nome di Althea Gibson è legato a doppio filo alla storia di Wimbledon e del tennis in generale. Nata nel 1927 e dotata di un grandissimo talento ed inclinazione per le pratiche sportive (oltre che tennista fu anche eccellente golfista professionista) prima di riuscire a vincere le avversarie sul campo dovette trionfare in una battaglia ben diversa e molto più dura. Nell’epoca del razzismo e dei pregiudizi razziali in cui molti sport, tra cui anche il tennis, ponevano barriere all’entrata ai “non bianchi” la Gibson riuscì con coraggio e perseveranza ad aggirare queste barriere riuscendo nel 1957 a diventare la prima tennista nera a trionfare in uno Slam sull’erba battendo la connazionale Darlene Hard in due set, successo poi doppiato nell’anno seguente. Nessun atleta di colore di ambo i sessi era mai riuscito prima di allora in quest’impresa, si tratta quindi di un evento dall’alto valore storico.

Una tennista al servizio di sua maestà. Altro momento di una certa rilevanza storica. Senza risvolti sociali come il precedente, ma che ha più a che fare con il patriottismo e con il singolare e sempre conflittuale rapporto che i tennisti indigeni hanno con lo Slam londinese. Rapporto denso di aspettative opprimenti, stressanti da parte di un popolo che ha vissuto ben pochi momenti felici con i propri beniamini di casa. Lo sa bene il povero Andy Murray, che lo scorso anno ha sfiorato l’impresa ergendosi sino alla finale, lo sa anche Sarah Virginia Wade ad oggi l’ultima atleta britannica ad aver trionfato nel Major di casa. Nel 1977 i presupposti per un successo da ricordare c’erano tutti: centesimo anniversario di Wimbledon, 25esimo anno di regno della Regina Elisabetta II (Giubileo d’Argento). Così quando la Wade battè in semifinale la campionessa in carica Chris Evert in tre set tutti capirono che sì, i tempi erano maturi. In finale di fronte alla Regina in persona la tennista di Bournemouth rimontò il set di svantaggio all’olandese Betty Stöve e diede inizio ai caroselli. Ad oggi Wade è ancora in attesa di una erede.

It’s a Williams affair. Affari di famiglia, quelli cui hanno preso parte le sorelle Williams. Due tenniste dotate di un talento cristallino che tra il 2000 ed il 2009 hanno letteralmente monopolizzato il palcoscenico del tennis che conta. Basti pensare che nei soli anni 2002 e 2003 le sisters si sono contese i titoli di ben cinque Slam sbaragliando la concorrenza ed arrivando a giocarsi una finale in famiglia. Spesso e volentieri la leggerezza della gazzella Venus è stata superata dallo strapotere fisico e dalla potenza della “sorellina” Serena. Ben cinque volte le statunitensi si sono affrontate in quel di Wimbledon, quattro di queste  erano valide per il Venus Rosewater Dish. Tutti incontri di altissima qualità dotati di picchi stilistici e tecnici notevoli. L’incontro prescelto da Thetennisspace.com è stato quello del 2002 quando Serenona si impose in due set 7-6(4) 6-3 ed in virtù di questo risultato e della vittoria nel mese precedente al Roland Garros – sempre in finale su Venus – guadagnò per la prima volta la vetta del ranking mondiale.

Court la maratoneta. Tennista dalla forza e dalla costanza nelle prestazioni senza pari. Poche colleghe sono riuscite ad ergersi al suo livello. L’australiana Margaret Court ha di sicuro segnato un’epoca a suon di vittorie negli Slam – ben 64 di cui 24 in singolare. Nel 1970, quando mise insieme il primo Grand Slam annuale dell’era Open, diede vita nella finale di Wimbledon ad un incontro epico con Billie Jean King durato più di due ore e mezza e conclusosi con lo score da urlo di 14-12 11-9 (uno dei motivi per cui hanno introdotto il tie break, testato per la prima volta proprio allo Us Open di quell’anno?). Fatto sta che a tutt’oggi viene ricordata come “una delle finali più sensazionali mai viste a Wimbledon”.

Goolagong l’aborigena. C’è gloria anche per Evonne Goolagong in questa speciale classifica dei match più significativi della storia dell’All England Club. L’australiana nel 1971 è diventata la prima tennista di origini aborigene a prevalere in una prova dello Slam vincendo il Roland Garros. Nello stesso anno riesce a mettere tutti in fila anche a Wimbledon dove vince il primo dei due trofei londinesi tutt’ora nella sua bacheca. Di sicuro a finire nell’Hall of Fame è la finale del 1980 quando una quasi 29enne Goolagong superò Chris Evert in due set.

Il terzo sigillo di Venus. La maggiore delle Williams si è resa protagonista di una memorabile finale vinta contro l’eterna rivale Lindsay Davenport. Dopo aver vendicato la sorella Serena battendo in semifinale la detentrice del torneo Maria Sharapova, Venus vince un match pazzesco – il più lungo della storia durato 2 ore e 45 minuti –  contro la connazionale. Davenport che ha avuto l’occasione di prevalere, ma tutto si è esaurito quando Venus ha annullato il championship point sul 5-4 del terzo set prima di  prevalere 9-7 e lasciarsi andare ad una smodata esultanza. Terzo titolo e Davenport battuta.

Dal Brasile con…classe. Ultima match storico ad entrare in questa Top 10 è quello con cui Maria Bueno, solida quanto affascinante tennista sudamericana, si è aggiudicata il suo primo titolo a Wimbledon. Anno 1959, la brasiliana, 19 trofei dello Slam in bacheca di cui sette in singolare, si erge fino all’atto finale del tabellone femminile ed in finale rifila un netto 6-4 6-3 a Darlene Hard. Il tempo di sollevare al cielo il “piatto” e poi di filato in jet a San Paolo dove la attendeva una folla in delirio per festeggiare il grande successo che la Bueno replicherà nel 1960 e 1964.


2 Commenti per “WIMBLEDON MOMENTS: I 10 INCONTRI DA RICORDARE”


  1. renato ha detto:

    Andrea..Andrea,si sta parlando di donne,tennis femminile,per quanto sia bravo Federer,non mi sembra porti la gonna!

  2. Andrea ha detto:

    Secondo me, non si possono non citare Federer-Nadal del 2008 e Isner-Mahut..


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