WIMBLEDON STORIES: 2008, LA MARATONA SCHUTTLER – CLEMENT

Clement si presenta ai quarti di Wimbledon da numero 145 del mondo. Dopo 5 ore e 12, in due giorni e con due interruzioni per pioggia, cederà a Rainer Schuttler, che conquista la prima semifinale ai Championships. Il match resterà il secondo più lungo mai giocato a Church Road, prima di Isner-Mahut.

TENNIS – “Wimbledon è tornato Wimbledon” commenta Arnaud Clement dopo la sospensione del suo quarto di finale contro Rainer Schuettler. È un’edizione piovosa, quella del 2008. Il francese ha battuto al terzo turno Melzer e negli ottavi Marin Cilic, e dovrà tornare in campo per il secondo giorno consecutivo contro il 32enne Arbeiter tedesco, numero 94 del mondo.

Clement ha avuto un inizio d’anno particolarmente difficile, anche per un infortunio al piede durante la preparazione invernale. Prima dell’inizio della stagione sull’erba ha vinto solo una partita, fino all’umiliazione contro Monfils al Roland Garros. Schuttler, che cerca la prima semifinale in carriera a Wimbledon, stampa una serie di passanti vincenti sugli attacchi sistematici del francese. In un’atmosfera non così accesa, il doppio fallo costa a Clement il primo e decisivo break nel parziale d’apertura.

Più lottato il secondo. Il francese ritrova il gioco dei giorni migliori, che l’hanno portato in finale all’Australian Open del 2001 e in top-20. Sfrutta il baricentro basso, Clement, contro un avversario solido ma che, come lui, non ha un colpo killer. E al dodicesimo game il passante lungolinea vincente lo proietta al 7-5. Sono le 20.53 ora locale e l’arbitro decide di rimandare tutto al giorno dopo.

Con l’inseparabile bandana, alla ripresa del gioco Clement appare più brillante del tedesco e firma il primo allungo sul 3-1. Schuttler, però, anche lui ex finalista a Melbourne, rientra tre giochi più in là su un passante timoroso del francese. Si arriva al tiebreak e l’Arbeiter vola 6-0. Inizia però una partita nella partita: smash facile di Clement, due vincenti di rovescio, un gratuito del tedesco. In pochi minuti i sei set point si dissolvono nel vento: 6-6. L’inerzia emotiva è tutta dalla parte del francese, che però non trova di meglio che commettere doppio fallo e regalarne un settimo a Schuttler che firma l’8-6 con un ace.

Nel quarto, il tedesco, che da 13 tornei dello Slam non superava il secondo turno, mancherà un doppio “mini match point” sul 4-1 15-40. “Credevo a quel punto di avercela fatta” dirà a fine partita. “E invece il match è cambiato di nuovo: è stato un match davvero molto strano”. Clement semplicemente si rifiuta di perdere, aggancia di nuovo il tiebreak e stavolta non ci sono rimonte, non ci sono grandi colpi di scena: allunga 5-3 e chiude 9-7.

Il francese non gioca un quinto set dalla vittoria su Karlovic allo Us Open dell’anno prima, il tedesco ha superato in cinque anche Blake, al secondo turno, dopo essere stato sotto due set a uno. C’è tensione e c’è emozione, che producono uno scambio di break e controbreak in avvio. Con il 2-2 ormai a un passo, scende la pioggia a fermare tutto, anche se per pochi minuti. Il 2-2 diventa prima 4-4, poi 5-4 Clement: è strepitoso il passante di rovescio che vale il match point. Lo è almeno altrettanto il vincente lungolinea di dritto con cui Schuttler lo salva prima di tenere il servizio: 5-5.

Il francese avverte il colpo e subisce il break nel game successivo. Si ritrova subito, comunque, colpisce con la profondità e la precisione di chi non ha più niente da perdere. I due rovesci che scandiscono il dodicesimo game valgono da soli il prezzo del biglietto. È di nuovo parità, ma stavolta non c’è il tiebreak a decidere, niente “sudden death”, niente “jeu decisif”.

E, come ad aggiungere suspense a un finale già incerto, torna la pioggia sul 6-6 40-40. Clement ne ha già vissute di partite infinite. Nel 2004 ha giocato, e perso, quella che per sei anni resterà la partita più lunga nella storia del tennis, prima che Isner e Mahut riscrivessero per sempre ogni concetto di durata e ogni primato. Il 25 maggio sono servite 6 ore e 33 minuti, anche in quel caso spalmate in due giorni, a Fabrice Santoro per batterlo 6-4 6-3 6-7 3-6 16-14: undici minuti in più del tempo necessario a John McEnroe a piegare Mats Wilander a St.Louis in Coppa Davis nel 1982.

Alla ripresa del gioco, Clement però si arrende. Nuovo break Schuttler, che va a servire per il match e chiude 6-3 5-7 7-6 6-7 8-6 dopo 5 ore e 12 minuti. Ne mancano 16 per battere il primato di partita più lunga di ogni epoca a Wimbledon, che fino alla storia infinita sul campo 18 del 2010 continuerà a spettare alla vittoria di Greg Holmes su Todd Witsken (5-7 6-4 7-6 4-6 14-12), al secondo turno dell’edizione 1989.

Schuttler, il più vecchio semifinalista degli ultimi tre anni, paga l’età e la stanchezza di fronte all’aura di Rafa Nadal. Porta a casa più punti di tutti i precedenti avversari dello spagnolo in quel torneo, ma perde il primo set in 22 minuti e in quello che si rivelerà l’ultimo parziale, durante un cambio campo, fissa il vuoto e comincia a muovere le labbra, chiuso in un dialogo muto con il suo passeggero oscuro.

Clement a quel punto può solo stare a guardare e ripensare di aver giocato e perso una delle partite più lunghe a Wimbledon. “E’ un record che non conta nulla” dice. “I cinque titoli consecutivi di Federer, quello sì che è un primato interessante”.


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