LA LINEA VERDE DI WIMBLEDON

Le quattro semifinaliste hanno un'età media inferiore ai 22 anni. Non succedeva dal 2002. Petra Kvitova è la più giovane e sta meditando un tiro mancino...
mercoledì, 29 Giugno 2011

Wimbledon (Inghilterra) – In fondo, l’unica vera “intrusa” tra le quattro superstiti del tabellone femminile della 125esima edizione di Wimbledon è Sabine Lisicki. La tedesca è nel torneo grazie agli organizzatori, che hanno avuto la felice intuizione di assegnarle una delle preziose wild-card. Le altre tre invece rientrano nel novero piuttosto allargato di coloro che, in assenza di una vera favorita, avrebbero potuto cogliere l’attimo fuggente. Domani quattro ragazzone alte e bionde, tutte europee, si giocheranno l’accesso alla finale del torneo più importante di tutti. Vediamo di fare le carte alle semifinaliste, che sono le più giovani (per età media) dal 2002.

AZARENKA (4) – KVITOVA (8)

Centre Court, primo incontro

Erano loro, per quanto avevano fatto quest’anno, le vere mine vaganti della parte bassa del tabellone, resa orfana dal forfait di Kim Clijsters che ha dirottato una Zvonareva in flessione a presidiare la metà inferiore. Più che di mine, sarebbe appropriato parlare di bombe, come quelle che la bielorussa e la ceca sono solite tirare durante i loro incontri. Tra le due ci sono sette mesi di differenza d’età (luglio ’89 Vika, marzo ’90 Petra) ma un diverso percorso di avvicinamento alla fama, che finora le ha solo sfiorate. Azarenka ha vinto due major da juniores (Australian Open e US Open 2005) ed era già una top-30 nel 2007 e top-10 due anni dopo, quando ha vinto il primo dei suoi due Miami (l’altro quest’anno); a fermarla sul più bello sono stati, diverse volte, dei contrattempi fisici che non si sa quanto siano stati a loro volta influenzati da una tenuta nervosa ancora da ottimizzare. Tecnicamente, la bielorussa non ha punti deboli nei tre colpi da fondo (servizio, dritto e rovescio) e anche a rete se la cava piuttosto bene, frutto della frequente partecipazione al doppio (tre finali slam in doppio e due titoli nel misto).

Kvitova invece ha avuto una carriera da juniores decisamente anonima ed è stata veramente al centro dell’attenzione per la prima volta appena un anno fa, quando sconfisse Kaia Kanepi in una rocambolesca partita e si meritò la semifinale di Wimbledon, poi persa con onore al cospetto di Serena Williams. Poi però impiegò quasi tutto il resto della stagione per metabolizzare l’impresa ma, nel 2011, la sua ascesa alla cima della montagna si è fatta decisa e costante, con il solo intermezzo di un mese, tra febbraio e marzo, in cui ha perso quattro dei cinque match disputati. Per il resto le vittorie di Brisbane, Parigi e Madrid, la finale di Eastbourne, i quarti a Melbourne e gli ottavi al Roland Garros danno un chiaro esempio della sua regolarità e maturità. Petra è mancina, ha un servizio che sa essere al contempo pesante e ricco di angolazioni, come del resto il rovescio che quando può colpisce incrociato dall’alto verso il basso con traettorie imprendibili. Più ballerino il dritto, che tende talvolta a scappare verso il corridoio o lungo, oltre la linea di fondo. I precedenti non aiutano a prendere una parte, essendo in parità: 2-2. Il più recente è la finale di Madrid, il più indicativo il terzo turno di Wimbledon 2010. Entrambi sono stati vinti dalla ceca, ma domani tutto questo potrebbe essere un dettaglio.

2008  PRAGA +AZARENKA 6-3/6-4

2009  AUSTRALIAN OPEN  +AZARENKA 6-2/6-1

2010  WIMBLEDON  +KVITOVA 7-5/6-0

2011  MADRID +KVITOVA 7-6/6-4

SHARAPOVA (5) – LISICKI (u)

Centre Court, secondo incontro

Chi pensava che la tigre di Nyagan fosse rimasta senza artigli, è servito. Risolti non senza contrattempi i diversi problemi fisici, che l’avevano bloccata nel momento in cui era tornata numero uno del mondo, cambiato lo staff tecnico (prima con il “divorzio” dall’onnipresente padre, poi affidandosi alle esperte cure di Hogstedt) e trovata la serenità affettiva (il rapporto con il cestista Vujacic potrebbe presto sfociare nelle nozze), Maria Sharapova è tornata ad esprimersi su livelli molto vicini a quelli che le consentirono di vincere tre slam, un master e di diventare regina della WTA. Parzialmente delusa dall’esito del Roland Garros, in cui Na Li e il vento le hanno impedito di accedere alla finale, la siberiana si è presentata a Londra tirata a lucido ed è l’unica delle quattro semifinaliste a non aver concesso set alle avversarie. Vero: il suo tabellone è quanto di meglio si potesse pescare in un major (Zakopalova anziché Safarova al terzo turno, Peng anziché Stosur negli ottavi, Cibulkova e non Wozniacki nei quarti) ma Maria non ha quasi mai tentennato, eccezion fatta per il primo set con la giovanissima Robson (che però ha fatto cose incredibili). I suoi miglioramenti più evidenti riguardano la riduzione del numero dei gratuiti e l’eccellente mobilità, che la ha permesso in più di un’occasione di difendersi con efficacia. Il termometro del suo gioco è comunque il servizio, con il quale può fare e disfare a seconda della giornata e/o dei momenti; perché con la risposta, colpo con il quale prende più rischi, ottiene sempre ottimi risultati.

Lisicki non doveva esserci, stando alle classifiche. Ma nemmeno Ivanisevic doveva esserci, nel 2001. Certo, il croato meritava quell’ultimo giro di giostra in virtù delle tre finali perse in precedenza mentre Sabine Lisicki da Troisdorf (ma di padre polacco) poteva mettere sul piatto solo il quarto di finale raggiunto nella sua seconda partecipazione ai Championships, nel 2009. Però la sua stazza fisica e il suo gioco si adattano benissimo all’erba (come dimostra la striscia di 11 successi, iniziata a Birmingham e non ancora finita) e l’intuito degli organizzatori ha fatto il resto. La tedesca, a cui certi scomodi accostamenti alla Graf faranno forse piacere ma non portano poi così bene (vedi Petkovic e Goerges), sta vivendo la sua favola e vuole rimandare il più tardi possibile il momento del risveglio. Contro la Bartoli, sotto il tetto che le separava da un diluvio di proporzioni bibliche, ha mostrato inattese doto di tenuta mentale, quando ha sopportato con apparente noncuranza l’annullamento di tre palle-match e la perdita del tie-break nel secondo set, con tutti gli annessi e connessi del caso. Invece nel terzo Sabine non ha dato modo alla francese, sfinita dalle maratone dei giorni precedenti, di pescare dal fondo delle sue energie nervose per trasformare l’incontro in una guerra di nervi e ha ripreso a comandare le operazioni. C’è un solo precedente tra le due ed è anche recente ma in aprile Lisicki era ancora in fase di guarigione mentre Maria si sarebbe spinta, in quel torneo, fino alla finale. Di fronte l’esperienza e la voglia di stupire. Comunque vada, sarà un successo per il tennis femminile e per il torneo.

2011  MIAMI  +SHARAPOVA 6-2/6-0

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