WTA, È DAVVERO L’ERA POST-WILLIAMS?

La sconfitta agli US Open porta Serena verso il declino, ma la WTA non ha nessuna sostituta al suo livello sul piano di risultati e marketing.

TENNIS – Quello che è successo agli US Open rappresenta un vero e proprio fracasso per le ambizioni di Serena Williams, ma il concetto può allargarsi anche all’intero circuito WTA, ampliando il ragionamento su quel famoso ricambio generazionale e d’immagine che si professa da diversi anni. È davvero il momento di pensare ad un futuro senza la campionessa americana, che a 37 anni ha fallito l’occasione di tornare sul trono di Flushing Meadows?

La finale contro Naomi Osaka restituisce una fotografia diversa della tennista americana, che nel controverso rapporto con arbitro e pubblico ha perso un’opportunità importante per mostrarsi matura e dedita al fair play, a tratti impersonando anche una figura a caccia di compassione e compiacenza da parte degli appassionati e degli addetti ai lavori. Il trionfo della giapponese, la prima del suo Paese ad affermarsi in una prova dello Slam, è passata in secondo piano per i comportamenti e per il caso legato alla giocatrice sconfitta: il declino passa anche da questi episodi e non solo dai meri risultati sul campo.

A sfruttare questa situazione potrebbe essere Simona Halep, il cui US Open è però stato da dimenticare. La sconfitta al primo turno contro Kaia Kanepi dice che probabilmente la tennista romena non è pronta né dal punto di vista della consistenza tecnica e di palmares, né sotto l’aspetto mediatico e dell’essere testimonial della racchetta femminile. Come lei, presumibilmente, tutte le altre giocatrici in lizza per il vertice.

Negli anni, l’unica figura in grado di combattere mediaticamente l’egemonia del marchio Williams è stata Maria Sharapova, che adesso è ancora troppo distante dai fasti di un tempo e, soprattutto, con un passato legato alle indagini dell’antidoping che pende sulla sua testa.

È forse per questo motivo che la WTA ha preso le parti di Serena nel dopo-Slam? Il circuito femminile, stando a quanto emerso dai comportamenti dopo la finale, sembra non essere pronto a tagliare il filo che lega indissolubilmente la propria immagine a quella della sua più grande rappresentante del terzo millennio. Manca qualcosa all’interno del panorama delle donne, qualcosa che ha messo in allarme la federazione già da tanto tempo: a fronte di un maggiore equilibrio senza la Williams, c’è da pagare lo scotto di una popolarità in costante calo senza la sua protagonista principale a lottare per il vertice e ad alzare trofei in giro per il mondo.

Se gli US Open rappresentano davvero il punto più basso che porta verso la fine della carriera di Serena, servirà una nuova campionessa pronta a prendere il suo posto in tutto e per tutto. Molti diranno che il cognome Williams sarà irripetibile, ma l’ipotesi di non incassare continuamente il colpo dell’americana dal punto di vista di risultati e marketing potrebbe sollevare più di una giocatrice dalla tensione del paragone. La palla passa a chi sarà talmente ambiziosa da tentare il grande salto.


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