YEVGENY KAFELNIKOV, UN PROFESSORE ARMATO DI KALASHNIKOV

È stato il primo russo a raggiungere la prima posizione del ranking Atp. Sei vittorie slam, due in singolare e quattro in doppio, ottenute nell’epoca di Agassi e Sampras. Poi la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sydney e la vittoria della Davis per il suo paese nel 2002.
giovedì, 18 Febbraio 2016

Tennis – Yevgeny Kafelnikov è nato a Sochi, sul mar Nero, nel 1974 e oggi spegne 42 candeline. L’ex tennista russo approda nel circuito professionistico nel 1992 – in piena epoca Agassi-Sampras – e, in un momento di grande competizione nel tennis, riesce a ritagliarsi uno spazio importante lungo tutto il decennio degli anni Novanta e anche nei primi anni duemila. La sua prima vittoria arriva nel 1994, in Australia ad Adelaide, quando batte in finale il connazionale Alexander Volkov con il punteggio di 6-4, 6-3. Il 1994 si conclude poi con altre due vittorie a Copenaghen e Long Island. È l’anno della svolta. Nel 1995 vince quattro tornei, con il bis a Long Island, la vittoria a Milano, Gstaad e San Pietroburgo.

Il 1996 è invece l’anno della consacrazione. I tornei vinti sono sempre quattro, ma fra essi c’è l’acuto di chi si è meritato il titolo di “Professore” per la pulizia e precisione dei colpi. Yevgeny Kafelnikov vince il suo primo slam sulla terra battuta del Roland Garros, battendo in finale e in tre set Michael Stich. Le altre tre vittorie il russo di Sochi le porta a casa ad Adelaide, Praga e Lione.

Il 1997 è in leggera flessione rispetto alla media degli anni precedenti. Negli slam non arrivano risultati positivi, ma arriva il primo torneo vinto sull’erba di Halle, in Germania. Il trionfo tedesco è poi bissato nel 1998 assieme alla Kremlin Cup di Mosca che Kafelnikov aveva vinto nel 1997 e che vincerà anche nelle successive tre edizioni.

Il 1999 è l’anno del secondo major. È il primo Slam della stagione e a Melbourne si rivede il Kafelnikov formato grandi eventi. La vittoria in finale arriva contro lo svedese Thomas Enqvist con il punteggio di 4-6, 6-0, 6-3, 7-6. Per il russo sembra aprirsi un anno ricco di grandi soddisfazioni, ma, come detto in precedenza, questa è l’epoca di Agassi e Sampras. Il kid di Las Vegas vince al Roland Garros e a New York, mentre Sampras mette il sigillo sul suo sesto titolo sull’erba di Wimbledon. Kafelnikov si consola con la vittoria a Rotterdam e con il già citato terzo trionfo consecutivo a Mosca. E nello stesso anno diventa il primo russo a raggiungere la prima posizione nel ranking mondiale (tenuta solo per sei settimane).

Anche nel 2000 Yevgeny “Kalashnikov” Kafelnikov è in grado di trovare il risultato che vale una stagione. L’anno comincia tutto sommato bene, con la finale dell’Australian Open persa da Andre Agassi (3-6 6-3 6-2 6-4). E sempre in Australia, stavolta nell’impianto del torneo Olimpico di Sydney, Kefelnikov centra il risultato della stagione. Quella che è stata definita come l’Olimpiade perfetta celebra le gesta di un Kafelnikov perfetto. Il russo giunge in finale dove batte in cinque set Tommy Haas (7-6, 3-6, 6-2, 4-6, 6-3) e porta a casa una la medaglia olimpica forgiata col metallo più prezioso. Ma le vittorie cominciano a venire meno e dopo l’Olimpiade arriva il titolo nel torneo di casa, a Mosca.

Il 2001 e il 2002 segnano il passo di una carriera ricca di soddisfazioni. I tornei vinti sono due per stagione, ma senza grossi acuti. Tuttavia, nel 2002, Kafelnikov è protagonista assieme alla nazionale russa della vittoria in Coppa Davis, ottenuta superando la Francia per 3-2.

Il Professore chiude la carriera nel 2004, all’età di 30 anni, con un bilancio di 26 vittorie Atp più venti finali perse. La sua carriera, però, è arricchita dalle prestazioni nel doppio, che gli valgono la conquista di quattro titoli dello slam (Roland Garros 1996, 1997 e 2002 e Us Open 1997) e 21 tornei Atp.

Yevgeny Kafelnikov è ad oggi l’ultimo uomo ad aver vinto il Roland Garros singolare e doppio nello stesso anno (1996) e ha stabilito, assieme a Marat Safin, il record di durata di una partita di doppio nella semifinale di Davis del 2002. Tale record di 6 ore e 20 minuti ha resistito fino al 2013. In quella partita i due portacolori russi persero con il punteggio di 4-6, 4-6, 7-5, 6-3, 17-19, ma questa sconfitta non impedì loro di accedere alla finale e di vincere l’insalatiera.

Nel 2004, dopo altre due stagioni non certo degne di tale nome, Yevgeny Kafelnikov si ritira dal tennis professionistico all’età di 30 anni. Per lui si aprono le porte del poker professionistico prima e del PGA Tour di golf dopo, ma senza risultati esaltanti. Infine, nel 2008, dopo essersi cimentato anche come commentatore tecnico per la tv russa, ritorna al primo amore iscrivendosi all’Atp Champions Tour, dove nel 2011 raggiunge la settima posizione mondiale.

Durante la scorsa stagione ha fatto parlare di se per alcune dichiarazioni sul momento del tennis russo: “Oggi in Russia le ragazze vanno meglio dei loro colleghi maschi perché sono più motivate, cercano con maggior tenacia di raggiungere la Top 10. Però vedo in Rublev il nostro futuro, ha una grande grinta ed è molto dotato tecnicamente. Deve solo crescere in termini di resistenza ed esplosività fisica, ma ha tutto il tempo per farlo”. E poi, con la freddezza – quasi indolenza – che lo ha sempre caratterizzato in campo ha sentenziato che Rafael Nadal non vincerà mai più uno Slam: “L’ho sempre ammirato tantissimo, ma oggi lo vedo decisamente indebolito. Gioca molto più indietro mentre negli anni migliori aveva i piedi molto più vicino alla linea di fondo. È normale calare fisicamente col passare degli anni, ma proprio per questo non può pensare di vincere le partite correndo più dei suoi avversari, specie nei match al meglio dei 5 set. Noto anche che gli avversari non lo temono più come una volta. Sarei felicissimo di sbagliarmi, ma non credo vincerà più un altro Major”.

Di Yevgeny Kafelnikov si ricorda l’atteggiamento freddo e poco istintivo durante i match. Ma la sua poca esuberanza non deve fuorviare. Il Professore è stato avversario duro per tutti, difficile da affrontare perché molto regolare, molto preciso e capace di accelerazioni imprevedibili sia di diritto che di rovescio. Anche il suo approccio tattico è sempre stato temibile e unito alla freddezza nei momenti decisivi dei match gli è valso notevoli soddisfazioni in un’era quasi dominata dalla scuola tennistica americana. Auguri di buon compleanno.


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