ZARINA DIYAS: “FIERA DI ESSERE UN MODELLO”

In Kazakhstan hanno comprato giocatori e giocatrici russe. Ma non hanno creduto in Zarina Diyas.Per due anni si è allenata con Stefano Baraldo in Cina. Con lui è passata dal n.263 al n.31, ha giocato per due volte gli ottavi a Wimbledon e fatto crescere il tennis nel suo Paese. Ora le loro strade si separano.
giovedì, 16 Luglio 2015

TENNIS – Ha speso milioni per costruire il centro tecnico di Astana, la cattedrale del deserto che da fa capitale e manifesto della sua idea di Kazakhstan. Eppure Ulan Utemuratov e chi per lui governa la federtennis kazaka hanno lasciato scappare uno dei migliori talenti del tennis femminile nazionale.

Nella presbiopia tipica delle gestioni personalistiche del potere, il Kazakhstan ha comprato Kukushkin e Schukin, Korolev e Golubev, che ha sottratto Voskoboeva e Shvedova, Putintseva e Karatantcheva, ma non ha preso nemmeno in considerazione Zarina Diyas, che è nata a Almaty, l’antica capitale, e forse è più che una semplice casualità. È dovuta emigrare in Cina per realizzare il suo potenziale, e farsi seguire da un preparatore italiano, Stefano Baraldo, che in due anni l’ha portata dal numero 263 al numero 31 del ranking WTA, e questa settimana ha annunciato la fine del rapporto tecnico.

Si è innamorata del tennis guardando l’Australian Open. Poi il primo viaggio, la famiglia si trasferisce a Praga, e qui comincia a giocare con il coach che l’ha seguita per quasi tutta la carriera, Jaroslav Jandus. “A nove anni2 ha raccontato”, ho vinto gli europei under 12 e perfino gli allenatori hanno iniziato a dirmi che avrei avuto un grande futuro nel tennis. Ho sempre amato questo sport, ma quando inizi a vincere ti piace ancora di più, giocarlo diventa ancora più naturale”.

Entra presto tra le prime 20 del ranking junior e a 15 anni già passa professionista. I primi titoli nei 25K di Astana e Stoccarda lasciano intravedere magnifiche sorti e progressive. Proprio a Praga, nel 2009, sembra passare il suo personale Rubicone. Sfrutta al meglio la wild card per il torneo WTA, batte Kiki Mladenovic e Petra Kvitova prima di pagare il gap di esperienza contro Iveta Benesova. All’inizio del 2010, però, lo scenario assume toni diversi. Un infortunio alla spalla la frena, Zarina decide di non operarsi, ma è una scelta che rimpiangerà. Un anno dopo, infatti, è costretta comunque a sottoporsi all’intervento a lungo rimandato.

Il rientro è più difficile del previsto ma un incontro le cambia la vita. Nel corso di un torneo, infatti, la nota Alan Ma, allenatore della nazionale olimpica cinese, che si è liberato del contratto con Peng Shuai. A Guangzhou, nella struttura finanziata in gran parte dalla catena di hotel di lusso Star River, c’è chi crede in lei, chi vede in Zarina quel potenziale di cui nessuno a Astana sembra consapevole. Con l’obiettivo di entrare nel main draw del Roland Garros 2014, decide di essere seguita da due preparatori italiani già da tempo in Asia, Marco Panichi e Stefano Baraldo, già nello staff di Federico Luzzi e Potito Starace, di Alisa Kleybanova e Flavia Pennetta che segue anche Saisai Zheng. Il finale della stagione 2013 lascia ben sperare, ma l’inizio del 2014 va oltre ogni aspettativa. Zarina, cresciuta col mito di Serena Williams, che vive per competere e ama vincere più di ogni altra cosa, passa per la prima volta le qualificazioni all’Australian Open. Vince cinque partite, contro Krunic, Mitu, Dubois, Siniakova e Erakovic, si ferma solo al terzo turno contro Simona Halep. Vince e non si ferma, si impone al 125K di Guangzhou, passa un turno a Miami, partendo dalle qualificazioni, arriva ai quarti a Kuala Lumpur (battuta da Cibulkova) e Strasburgo. A Nottingham fa ancora meglio, prosegue fino alla finale, fermata da Kristyna Plyskova. Così si presenta a Wimbledon forte del best ranking e di un’alchimia ormai consolidata con Baraldo.

Convinto che il corpo parli e che il processo di allenamento sia un po’ come un gioco di ruolo, il preparatore friulano conosce bene l’importanza dei segnali del corpo e della mente, sa come decifrarli e come interagire con i suoi atleti. Anche con Zarina, ha scandito un percorso fatto di fondamentali obiettivi a medio termine, che allentano la pressione dal singolo torneo e aiutano a mantenere una mentalità propositiva e costruttiva.

Un lavoro tanto più delicato con una giocatrice come Diyas, senza una struttura fisica che le consenta di impostare un’intera stagione ad alte prestazioni, e con una fragilità di fondo che aumenta il rischio infortuni. L’esperienza, la fiducia e la vittorie, comunque, fanno evolvere il suo stile di gioco. Da un tennis difensivo e reattivo, Zarina guadagna metri di campo, prende l’iniziativa, attacca e contrattacca.

La coordinazione occhio-mano e occhio-piedi non le manca, e a Wimbledon firma il suo capolavoro. Il successo al terzo turno su Vera Zvonareva rimane la sua miglior partita. Dopo aver eliminato Carla Suarez-Navarro (indicativo il 14-12 al tiebreak del primo set), sul campo 18 ferma anche la finalista del 2010. È la partita che meglio racconta la sua storia, che racchiude lavoro e passione, spirito e forza mentale. Sotto 4-5, con la russa al servizio, Diyas annulla tre set point prima di dominare 7-1 il tiebreak del primo set. Nel secondo, continua l’alternanza di break e controbreak ma l’esperienza di Zvonareva fa la differenza: 6-3. Il terzo è il set migliore del match, gli scambi si allungano, la qualità si alza e Zarina lavora di intelligenza e di sagacia tattica. Il settimo game segna l’ultima svolta della partita. Diyas tiene il servizio dopo 18 punti, un numero che torna (la russa è rimasta lontana dai campi per 18 mesi), e completa il break decisivo un gioco più in là. La risposta affossata a rete al primo match point fa il resto.

Simona Halep ferma ancora la sua corsa in uno Slam, ma nel suo torneo preferito, per la storia e la tradizione, che adora giocare in bianco, Zarina ha vinto la sua partita più importante. Migliora la sua classifica di 20 posizioni e non si ferma. Arriva al terzo turno anche a Flushing Meadows e a Osaka gioca anche la prima finale WTA in carriera (perde in due set da Samantha Stosur). Chiude così la stagione da numero 33, 130 posti in più rispetto all’inizio dell’anno. In un anno e mezzo, il progetto che avrebbe dovuto condurla nel main draw del Roland Garros, la porta a giocare i primi due Slam del 2015 da testa di serie, ma si ferma al terzo turno, contro Maria Sharapova. Battuta a Parigi dalla rivelazione del Roland Garros, Alison van Uytvanck, conferma gli ottavi a Wimbledon, fermata ancora da Masha dopo i successi su Flavia Pennetta, Aliaksandra Sasnovich e Andrea Petkovic.

In questi mesi, classifica a parte, Zarina ha vinto la partita più importante, contro chi non ha creduto abbastanza in lei. “Quando torno in Kazakhstan” ha spiegato in una recente intervista a Al Jazeera, “vedo così tanti bambini che giocano a tennis. In molti adesso si interessano al tennis e mi scrivono. Sono orgogliosa di aver aiutato il tennis a crescere nel mio Paese. È grandioso poter essere un modello da seguire”.


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